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Friday, 24 June 2005 @ 00:32
Categorie: Tech

Cronaca di un recupero: AS400, il mostro.

posted by gls

Se siete trashwaristi (vedi sotto) forse apprezzerete il racconto seguente, io vorrei trovarne di più in rete di queste storielle :) . I fatti sono accaduti circa 2 mesi fa, non ho memoria per le date.

Ragusa, Italy, data imprecisata (dovrei tenere un diario… ops, questo -è- anche un diario).
Nella mia crociata per il salvataggio dei rottamoni altrui, ovvero durante una delle solite mattine dedicate all’estenuante ricerca di contatti, dopo tante porte e tanti “no, non abbiamo computer, nemmeno quelli nuovi figuriamoci quelli vecchi” varcai, ormai insperatamente per quella mattinata infruttuosa, l’ingresso giusto…

Era un grosso portone di legno scolorito in una delle vie principali della mia città, appartenente ad un edificio di forma indefinita (lo specifico perchè dalle mie parti non tutti i portoni hanno l’annessa costruzione) sede di molti uffici, studi medici, legali, di consulenza fiscale e altro ancora. Ho avuto modo di scoprire che proprio questo tipo di uffici non hanno molto offrire, ma il mio motto è “tentar non nuoce, a volte” e quindi in fondo potevo ottenere solo rifiuti (in ogni caso io ottengo -sempre- rifiuti :D ). Entrando nell’androne notai una signora piuttosto anziana che stava per prendere l’ascensore è che non mi notò. Ho imparato che le donne, soprattutto attempate, quando mi vedono all’improvviso, alto, pelato, barbuto, con quella facciazza da delinquente che mi ritrovo, prendono degli spaventi terribili… Quindi evitai di farmi vedere e presi le scale, io sapevo già a quale piano ero diretto, ma mentre mi arrampicavo su per le rampe, discretamente ripide, vidi che la vecchietta era atterrata al piano superiore a quello dove adesso mi trovavo, e che corrispondeva alla mia destinazione. Per riuscire ad aprire la porta, di quella che era molto probabilmente la sua abitazione, perse un pò di tempo. Io nel frattempo attendevo per le scale, aspettavo sotto, al secondo piano, sempre determinato a non farmi vedere per i motivi di cui sopra (che razza di gioco di parole). Non azzeccava la chiave ed io cominciavo ad annoiarmi. Nel momento topico in cui apri la porta e io balzavo in avanti in un moto di liberazione, da una delle porte del secondo piano usci improvvisamente una donna da uno studio, a cui ovviamente prese un colpo! Ma che -cavolo- pensavo, mentre mi scusavo gentilmente e lei mi rassicurava che non era successo niente odiandomi profondamente… Bah, alla fine per giustificare comunque la mia presenza in quel momento mi parve più sensato fare finta di dover entrare nella porta di fronte a quella da dove lei era sbucata, e suonai il campanello nel medesimo istante in cui cercavo di leggere sullo stesso, senza farmi notare, a chi diavolo stessi bussando. Era una ben nota associazione senza scopo di lucro, di cui avevo sentito parlare molte volte. Mi accolse una persona molto cordiale ed io feci in modo di poter entrare prima di presentarmi, soprattutto perche la tipa era diventata curiosa ed assisteva alla scena per capire chi cavolo fossi.
“Salve, mi chiamo Giuseppe Scrofani, ho l’hobby di raccogliere vecchi computer per provare ad aggiustarli e volevo sapere se magari non ne aveste di dismessi, pc di cui volete liberarvi”.
Io non me l’aspettavo: “Certo, come no, le grandi aziende private ci regalano sempre il loro materiale informatico obsoleto, ma noi le mettiamo da parte perchè non sappiamo come utilizzarle, e in gran parte è roba guasta! Aspettavamo giusto che qualcuno ce le togliesse di mezzo.”
Mi crollo il mito dell’utilità delle donazioni.
Mi fece cenno di seguirlo e mi aspettavo di giungere alla “stanza delle meraviglie” (il magazzinetto dove la gente tiene i miei bei figlioletti in fresco per me) ed esaurire il mio entusiasmo di fronte alla solita armata di 286 polverosi (inutilizzabili per i cluster, processori a 16 bit).
Invece c’era della bella robbetta interessante, pentium 1, pentium 3, stampanti laser di rete, e una specie di grossa stufa in un angolo. Wow! (a parte la stufa ovviamente)
Quel giorno ero a piedi e già mi sentivo il peso di quei cosi in braccio, portandoli a spasso per la mia città mentre la gente mi fissava come uno strano essere che ruba i pc e li porta chissadove… Ma ad un tratto il colpo ferale a sorpresa: “Io però non posso disporre per questo materiale, nonostante sia sicuro che è da eliminare dovrà parlare con il responsabile!”.
Argh, aria di burocrazia, il peggior nemico delle mie strambe imprese. Ma ecco la luce, l’ingresso, a dieci metri di distanza circa si schiudeva liberando raggi luminescenti che schiarivano l’ambiente cupo, ed entrava lui, il grande dispositore, nella sua matura ed autoritaria veste. Quattro parole, cinque spiegazioni, e avevo il permesso di portare via tutto, pure l’AS400. Stop! Fermi tutti avevo letto qualcosa di questi AS400, questa sigla non mi nuovava suona, non mi suonava nuova.
In un millessimo di secondo il mio cervello elaborò l’informazione, visualizzai l’immagine in tempo reale ed in ancor minore tempo gettai uno sguardo rapace (ma proprio rapacissimo) di nuovo all’interno del magazzino. La stufa!!! No, è un server enorme!!! Gioia e felicitazioni, sofferentemente contenute per non mostrare particolare interesse, cosa molto pericolosa in ambito di negoziazioni!
“Porti pure via tutto”, insistette.
“Bwuhahahahahahahahahahahaha ah ah!”, pensai.
Che occassione, in seguito vi parlerò meglio dei prodigi dell’AS400, ma per adesso andiamo avanti. Calcolai: “Devo riuscire a portare via quanta più roba possibile prima che cambino idea, per “la Stufa” tornerò con la macchina domani (è quasi più grande di me :D ) sperando che non ci siano sfortunati imprevisti. Devo averla!” Gambe in spalla, case in braccio (P3), stretta di mano, sono volato via, con la promessa (quasi minaccia) che l’indomani sarei inesorabilmente tornato a prendere il resto. Faceva anche caldo, ma tutto sommato ho percorso massimo un chilometro in pieno centro all’ora di punta con il traffico che aveva trovato una curiosa, sudata, distrazione dalla luce poco alternante dei semafori.
Ovviamente c’erano anche i soliti quattro piani di scale per arrivare al mio appartamento. Ma perchè non cambio interessi, mi chiesi con ogni goccia di acqua rimanente in corpo?
Ma a casa la bava non cessava di disidratarmi! Continuavo a sbavare, appunto, sul pensiero fobico del serverozzo, ero talmente preso dalle mie perverse fantasie informatico/sessuali da non riuscire neppure ad immergermi nell’amata google ad assorbire informazioni.
Il giorno dopo nevicava. Vi chiederete com’è possibile, visto che il giorno prima si moriva di caldo. Non sono mica un meteorologo! Per la precisione grandinava terribilmente e le strade erano ricoperte di ghiaccio, cosa più che mai strana dalle mie parti. Io ero determinatissimo, mia madre un pò meno.
Apriamo una piccola vergognosa parentesi… Ok, ho 23 anni e non ho la patente. Mia madre mi disse tempo fa: “Mi hai convinto ad aiutarti a trasportare quella specie di ferraglia sotto il sole a picco, sotto gli acquazzoni ed in mezzo alle discariche, ora basta! La prossimma volta che ti accompagnerò dovra quantomeno nevicare!”
Hihihi, sono stato fortunato oltre che per la grandine, anche perchè mia madre mantiene sempre le promesse. Mia madre è una persona meravigliosa, oltre ad essere appunto mia madre che già non è poco! :D
In definitiva alle dieci era sotto casa mia con la Citroën che sbuffava e imprecava (lei, non la macchina), supplicando una mistica risposta: “Perchè proprio a me?”.
In pochi minuti arrivammo, feci doppio click sul citofono e in quattro e quattro otto ero davanti al calorifero. Quella notte sognai che era leggero come una piuma e lo portavo in una mano, irradiando energia, pergiunta seminudo e con uno strano colorito giallo. Mah. In realtà non ero assolutamente in grado di sollevarlo, oltre che per il peso, per l’ingombro. lo spinsi faticosamente fino all’ascensore dove per un pelò riuscii a farlo entrare, sedendomici sopra. Nel frattempo il mio grande benefattore mi forniva del nastro adesivo per tenere insieme i cavi, guardandomi divertito e dicendomi che era bello che i giovani avessere ancora delle passioni. Io gli risposi che mi aveva appena donato il pezzo più importante della mia collezione di retrocomputers, che si meritava la mia infinita gratidudine e che gli avrei fatto una ricevuta con su scritto “riconoscienza illimitata”. Con un sorriso che era una risata ci salutammo, le porte del montacarichi si chiusero e discesi di quei pochi metri verso l’abbisso dell’incertezza intontita: “E ora come lo sollevo?”.
Mia madre mi aspettava imbronciata di sotto, abbassando il sedile di dietro per far spazio al mostro ed allo scatolone di cavi del coso, più ovviamente un terminale, altrimenti come facevo? :D
Alla fine al costo di sole tre ernie riuscii a portarlo da solo fino all’altro marciapiede e caricarlo in macchina. A peggiorare la situazione considerate che sullo strato di ghiaccio compatto che si era formato sull’asfalto, pattinavo che era una bellezza. Che razza di ricordi inquietanti.
Mia madre mi tartassava: “Ma che che diavolo dovrai farci con quella specie di condizionatore industriale? Ma dove lo metti, ma Daniela non ti butta fuori di casa se le metti l’ennesimo “ammarrazzo” in salotto?!?!?”
Che insensibile. Tentai di convincerla che quello era un evento per me. Invano.
Arrivati al portone di casa mia, citofonai fintotontamente a Dany, mi dispiaceva molto ma avevo bisogno del suo aiuto. In due, piano piano, lentissimamente e facendo molte pause infine, riuscimmo. Dany mi ama per quello che sono, per questo mi sopporta e sono sicuro che in un certo modo mi stima per quello che faccio, solo in questo modo mi permette di riempirgli la casa di spazzatura…
Vi parlerò ancora dell’AS400, c’è così tanto da dire…

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2 Responses to “Cronaca di un recupero: AS400, il mostro.”

Commento di: Maya
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Maya

un paio di mesi… insomma :D era il 26 gennaio per essere esatti :D

Permalink July 9th, 2005 @ 3:19 pm
Maya’s Blog

Il mammozzo
Ho delle foto da finire di ottimizzare, vorrei mettere online la mia paginetta sanvalentinesca di quilting bee, importare altri 30 post dal mio vecchio blog (ma mi sa che per oggi ho poche speranze, dato che iobloggo fa le bizze come ogni fine settiman…

Permalink July 9th, 2005 @ 3:21 pm

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