Il sogno lucido di ieri notte
Visto che l’argomento riscuote un discreto interesse tra voi amici, ho deciso di raccontare qualcuno dei miei sogni lucidi. Proprio la notte scorsa ne ho avuto uno abbastanza significativo, che non si piazza ai primi posti nella graduatoria dei più sconvolgenti, ma che mi ha comunque reso perplesso ed affascinato.
Ecco la cronaca di tutto quello che è successo.
I sogni lucidi sono spesso il frutto di uno sforzo di volontà enorme, ma raramente possono presentarsi spontaneamente. Nel caso poi uno sia ben “addestrato” e soprattutto “abituato”, questa possibilità aumenta esponenzialmente. E’ esattamente quello che è successo stavolta. Ieri sera ero troppo stanco per meditare e concentrarmi, e sono andato a letto per riposarmi, semplicemente.
Dal momento in cui mi sono addormentato al momento in cui ho ripreso conoscenza durante il sogno, intercorre il vuoto o quasi. Ricordo che il sogno normale comincia in modo abbastanza banale. Mi trovo in un ufficio, in attesa che la segretaria torni per comunicarmi che posso essere ricevuto dal capo. Non so dove mi trovo di preciso, ne con chi avrò a che fare, accetto semplicemente quello che mi viene propinato dal subconscio.
Ad un tratto però mi trovo a pensare che la segretaria ci mette troppo tempo e noto che la luce che entra dalle finestre poste in alto sulle pareti, come fossimo in un semi interrato, è sempre più fioca.
La luce. Ad un tratto mi accorgo che quella luce è decisamente poco convincente. E come d’abitudine eseguo un semplice test che faccio normalmente anche quando sono sveglio ma mi trovo in una situazione anche minimamente anomala.
Mi chiedo: “Sono sveglio? Sto sognando in questo momento?”.
Se non ci si vuole sentire come attraversati da un treno di energia, non bisognerebbe mai pronunciare la parola “sogno” all’interno di un sogno! Subito dopo aver pronunciato mentalmente questa frase sono passato dalla consueta fase di “stordimento”, un esperienza sensoriale tra le più intense, in cui ogni singola cellula del sistema nervoso umano vibra come impazzita.
All’inizio è comune svegliarsi in preda al panico durante questa transizione.
E’ l’ingresso ufficiale della mente cosciente nel mondo dei sogni, più o meno come se foste stati lanciati fuori da un aero di linea, senza paracadute, e foste atterrati in un mare di lastre di vetro. E’ anche abbastanza doloroso, all’inizio, ma stavolta come le ultime ho trovato invece che non è poi così male. Subito dopo il frullare di sinapsi, rieccomi nell’ufficio di prima, seduto esattamente dove ero, ma visibilmente sconvolto. Almeno credo, perchè vedevo attraverso i miei occhi e non in terza persona.
Mi dico: “Ci siamo…
Devo concentrarmi sulla luce, sarà il mio link.
Mi sembra di conoscere questo posto.
Le mie caratteristiche fisiche sono inalterate… ma posso variare il mio peso…
No, per adesso osserviamo cosa succede. Quei quadri sono troppo confusi rispetto al resto, aumento il dettaglio. Aumento la luminosità . (una luce molto forte si accende con il rumore dello spostamento di un grosso interruttore che fa eco)
Provo ad alzarmi ed avvicinarmi…”
Nel momento in cui mi alzo dalla sedia, dalla porta in cui era entrata la segretaria esce un altra donna. Per un attimo mi stupisce che “il capo” sia una donna, mi aspettavo un uomo di mezza età . Ma quella che vedo sembra essere una donna molto carismatica. Mi saluta con tono cortese e leggermente suadente.
“Buonasera”
“Buonasera a lei, ma pare che fuori sia ancora giorno” (Guardo verso le finestre e le indico)
“Mi scusi, da noi è ancora notte”
“Voi chi?” (Mi insospettisce questa frase apparentemente sconclusionata e torno a concentrare il pensiero sulla luce ambientale)
“Mi segua, prego” (Elude chiaramente la mia domanda, questo rende le cose più interessanti, penso, sono un pò eccitato)
La seguo attraverso la porta, ma adesso mi ritrovo con lei in un grande capannone industriale, a prima vista un magazzino.
“Venga, non abbia timore” Mi dice voltandosi e sorridendomi.
“Non si preoccupi, sono abituato a questi cambiamenti improvvisi. Siamo quì per un motivo?”
“Volevo farle vedere alcuni oggetti e chiederle un parere”
“Quali oggetti?”
“Siamo quasi arrivati”
Arriviamo in un angolo della costruzione in cui sotto teli di plastica biancastra e trasparente impolverati sono nascosti grossi macchinari, o almeno così pare.
Solleva un telo scoprendo quello che sembra un enorme magnetron, il generatore di microonde che si trova nei forni, grande più o meno quando una grossa stufa. Lateralmente a questo, che ha forma cilindrica, sono montati piccoli sottosistemi idromeccanici ed elettronici incredibilmente complessi. Dal nucleo centrale si vede pulsare una debole luce blu.
Sento che sto per lasciarmi andare, quella nuova fonte luminosa ha compromesso il mio “link”. Per un attimo mi perdo, ma faccio di tutto per non farmi assorbire e faticosamente resto lucido e consapevole. Faccio affidamento ad un pò di sarcasmo, sempre utile in queste situazioni.
“Sembra un aspirapolvere futuristico con all’interno un neon per computer mezzo fulminato…”
“Se mi consente io credo che questo sia tutto quello che lei possa desidare di realizzare in questo mondo”
Sono spiazzato.
“Sto progressivamente abbandonando l’idea di costruire simili aggeggi, per la mia vita ho altri progetti”
“Non ha bisogno di costruirlo, io ho detto *realizzarlo*”
“Sembra troppo complesso per poter servire a qualcosa, si tratta di uno spunto per un libro di fantascienza?”
Ridendo “E’ una teoria interessante”
Scocciato da questa situazione rispondo “Non mi piace essere preso in giro dal mio subconscio, guardi i suoi capelli sono biondi adesso! Posso farti sparire con un battito di ciglia, o magari inserirti in un “altro contesto” quindi anche se mi sei sempre più simpatica non esagerare”
“E’ questo il motivo per cui hanno mandato me…” (Adoro quanto sanno essere irriducibili questi personaggi nel tentativo di fott&rmi!)
Il macchinario comincia ad emettere un ronzio via via più forte, presto assordante.
“Allontaniamoci adesso, dietro quella gru c’è un altro artefatto” (curioso l’uso della parola “artefatto” 
Faccio scomparire la gru e la sostitisco con un enorme vaso di giganteschi fiori di campagna. Sorrido.
Lei mi guarda indispettita. Eccoci. Stavolta, siamo davanti ad un bidone scoperchiato, contiene una maglia di palline iridescenti aggrovigliata e che si muove lentamente come strisciando su se stessa.
“Si, questo l’ho già visto, veramente curioso, ma l’ultima volta si trovava in un tempio in una sorta di paradiso terreste…”
“C’ero anche io non ricordi?”
Non mi ricordo. Credo che stia cercando di confondermi le idee, ma rivedere qualcosa di un vecchio sogno lucido ha rafforzato il mio livello di attenzione.
“Suppongo che tu voglia ancora prenderti gioco di me. Ma a proposito di giochi, l’altra volta questo era un rompicapo. Adesso cos’è?”
“Direi che dipende dai punti di vista”
“Stai cercando di farmi pensare alla nanotecnologia, i riferimenti sono chiari. Perchè?”
“Perchè è un peccato che abbandoni i tuoi progetti, lo sai”
“Ora capisco tutto… Infantile”
“Abbiamo finito ora, torniamo in ufficio, ci sono da firmare delle carte”
“Burocrazia anche nei sogni… Fantastico, mi mancava!”
Camminiamo in silenzio fino alla porta. Dentro è quasi completamente buio, dopo pochi secondi mi perdo.
Questa mattina mi sono svegliato con il ricordo fortissimo di questi avvenimenti.
Come vedete non ho voluto creare io le scene ed i personaggi, ma mi sono limitato ad osservare ed analizzare.
Concludo con una citazione di Johann Wolfgang von Goethe:
Non conosco me stesso, e che Dio mi aiuti se dovessi mai riuscirci.



Miii… o.O credo che daremo fuoco alle tastiere prossimamente