Sogno lucido: Facciamo un gioco…
Ieri sera ero determinatissimo, dicevo entusiasta a Maya:”Voglio fare una prova, creare una mente indipendente e convincerla del fatto che non esiste (perchè è dentro un mio sogno), voglio vedere la sua reazione e studiarla”. Avrei voluto intuire un quarto di quello che poi sarebbe successo. Forse avrei evitato, ma conoscendomi… Più probabilmente lo avrei fatto lo stesso…
Il pensiero di quello che avrei dovuto fare, però, al momento di addormentarsi, mi impediva di rilassarmi, programmavo le domande, le azioni e… anche qualcosa di intelligente da dire a chi avrei incontrato, dato che spesso la personalità dei personaggi è di una acutezza sorprendente e non mi va di essere da meno, per una questione di onore da difendere.
Così ho lentamente disteso i muscoli uno ad uno, rallentato il battito cardiaco e anche la frequenza del respiro. Non appena il mio corpo ha smesso di “inviarmi segnali” ho tenuto duro ed ho cominciato a ripetermi questa frase fino a quando non sono capitombolato nel sonno:”Il riflesso sullo specchio non corrisponde, il riflesso sullo specchio non corrisponde…”
Può sembrare ben strano, ma tutto questo ha un senso. Come sapete per avere un sogno lucido bisogna riuscire a riconoscere il fatto di essere in un sogno. Ad esempio, come scrivevo in un post precedente, la luce e le condizioni di illuminazione spesso mi insospettiscono e mi spingono a fare verifiche e diventare cosciente. Ma quello che funziona meglio sono i riflessi. Pare che il raytracer del mio cervello abbia qualche piccolo problema con le riflessioni su specchi, vetri, schermi, e superfici cromate. Per quanto il realismo che si può raggiungere è estremo (direi perverso) fino al minimo dettaglio (anche il più insignificante), le immagini al contrario, non “rimbalzano” bene. Il trucco è talmente efficace che ogni volta che me lo ricordo creo quanti più specchi possibili nell’ambiente dove mi trovo, per prolungare l’esperienza al massimo.
Ad un certo punto ripetendomi la frase, mi rendo conto che la concentrazione viene meno, e comincio a pronunciare nella mia testa versioni alterate e senza senso della stessa frase:”Lo specchio corrisponde… il riflesso sbaglia… lo specchio si infrange… lo specchio non corrisponde…” Mi rendo conto con l’ultimo barlume di ragionevolezza che sto per perdermi inesorabilmente.
Non so quanto tempo sia passato materialmente, ma ora mi trovo seduto sul divano di casa mia, da solo, in salotto. Leggo un libro, tenendolo appoggiato sul ginocchio della gamba sinistra accavallata. Sulla copertina è raffigurata la foto di un bassorilievo di stile orientale, il titolo e “-XV-”. In effetti, non lo leggo. Attira molto più la mia attenzione la serie di soprammobili alquanto bizzarri posti sopra la televisione di fronte a me, alla distanza di un metro e mezzo circa. Ci sono un portacandele di vetro affumicato e ottone con una matita viola al posto della candela, una conchiglia puntuta con un lillipuziano pagliaccietto paonazzo (e vivo) al posto del mollusco e un astrolabio con incisi simboli massonici poggiato sopra un biglietto da visita ingiallito. Tutto questo, per quanto assurdo, sul momento non mi scompone minimamente.
Poi abbasso lo sguardo e vedo lo scuro schermo spento della tv. Nel riflesso appena visibile noto lo svolgersi di una scena di vita quotidiana di quando vivevo ancora con i miei, una cena, o un pranzo, non so. Questo mi perplige molto, test di lucidità e…
Non vi ridescrivo *l’ingresso*, soprattutto perchè stavolta gli scossoni nel viaggio sono stati peggio di tante altre volte. A titolo di esempio, ho lanciato grida laceranti (per fortuna solo nella mia testa o i vicini avrebbero chiamato la polizia).
Ora ci sono, un pò stravolto, ma sono dentro. Non mi muovo di un millimetro, poso solamente il libro sul cuscino accanto a me e guardo le mie mani. “Stavolta è decisamente superlativo… Guarda un pò quelle mollichine… Hanno anche la loro minuscola ombra! Uhm… Sarà meglio foderare tutto di specchi…”
Da un lato all’altro della più estesa parete del salotto, circa dieci metri, fuoriesce per mia volontà dal muro, uno specchio ambrato che la riveste per tutta la sua lunghezza. Perfetto per i miei scopi, penso.
Sono ancora attratto dal riflesso sul tubo catodico. Lo osservo per qualche secondo per vedere cosa succede nel mio passato che va in onda adesso su un display spento. Rimango un pò deluso quando mi accorgo che è un loop, ripassano sempre le stesse immagini: Marilù che mi passa il formaggio e mia madre che mette l’insalata nel piatto di mio padre.
Mi alzo, per guardarmi intorno. Mi dirigo verso la porta della cucina che è inusualmente chiusa, e torno indietro passeggiando lungo la parete dello specchio. Nel riflesso noto che sul divano è suduta una ragazzina, ma solo nel riflesso. Mi inquieta per un attimo, non me la aspettavo una incongruenza così marcata e indisponente. Riprendo il controllo delle mie emozioni e mi domando se passare dall’altra parte dello specchio o rivolgergli la parola da dove mi trovo. Penso: “Girati!”. Ma il sogno non cambia, non mi sto ascoltando, e neanche lei a quanto pare, rimane immobile con la testa china a fissare il pavimento. Quando sto per riprovare…
“Non c’è bisogno di fare la voce grossa.”
Ora lei è sul divano del “mio” salotto, ma non più nel riflesso, ed ho una sensazione di fastidio, come se la situazione fosse peggiorata, ma vado avanti. Lei è sempre immobile, mi posiziono davanti a lei. Pare una ragazzina di 13 o 14 anni, esile, di una magrezza che mi repelle. Indossa un abitino rosso con stampate orchidee bianche. I lunghi capelli neri, e soprattutto la frangetta, le coprono il viso ancora puntato verso i suoi piedi. Con una mano delicatamente prendo il suo mento, e alzo la testa per poterla guardare. Niente da segnalare, una fisionomia comune, niente trucco o ferite… Niente di niente. Ma gli occhi sono ancora coperti dalla frangetta. Non ho molta voglia di vederli, anche se so che questa paura di fondo mi disorienta pericolosamente.
“E tu chi sei?” Le domando.
Bisbiglia qualcosa con una voce distorta, sgraziata e fioca, delirante, e mi pare di afferrare queste parole: “Hai violato le regole di questo mondo… Vergogna… Il satiro… Il grande architetto… Il melanoma…”
L’ultima parola in particolare mi turba e mi fa andare su tutte le furie, per qualche motivo. Tuono: “Ti ho posto una domanda!”
A queste parole urlate tutto fluttua per un attimo, ondeggia, tranne me e lei. Mi compiaccio della mia potenza.
“Sono quello che sono” Mi risponde.
Quel suo essere anoressica anche verbalmente mi disgusta. Provo a desiderare che si “gonfi” un pochino nelle curve, ma lei grida e si contorce a questo tentativo, ed allora desisto.
Esordisco “Sei quì per uno scopo, anche se speravo in un soggetto più collaborativo…”
“Tu ignori questo scopo, ignori questo scopo, ignori questo scopo…” Pare farsi eco da sola. Ormai quello che dice non mi tange più e mi sento pronto per l’esperimento.
Per quanto la odi con tutte le mie forze le suggerisco dolcemente:”Senti, io devo dirti una cosa… Tu non esisti, perchè vivi in un mio sogno” (Fottutissimo sogno, tra me e me… 
“Io non esisto perchè tu vivi in uno specchio” (Uno strascico?)
“Capisci? Sei una illusione, una psicopaticissima illusione”
“E come posso crederti, se sei solo un raggio piegato?”
“Devi credermi, io quì come vedi ho potere su ogni cosa”
“Nemmeno Dio ha potere su ogni cosa, infatti io sono qua nello specchio con te a danzare e dosare…”
“Facciamo così, tu pensa una cosa, e vediamo se riesco a dirti cosa hai pensato… Forse ti convincerai”
“…”
Per un attimo mi viene da vomitare, sono pervaso da una sensazione di viscidume intensa e disgustosa. Capisco che sto continuando involontariamente a farmi del male con questa surreale conversazione. Ma non voglio fermarmi, ne voglio venire a capo.
Mi dice: “Senti, mi annoio, facciamo un gioco…”
“L’ultimo mi ha fatto passare la fame per il resto della mia vita” le rispondo, piegato in due.
“Facciamo un gioco, tu guardami spogliarmi, senza cambiare niente”
“Ne faccio volentieri a meno”
“Allora facciamo una passeggiata, ma promettimi che non manipolerai le immagini, prometti, prometti, prometti!”
“…”
“Non avere paura!”
“Io non ho paura di te!!!” Mentivo, e lei lo sapeva.
Un attimo dopo mi trovo per strada, in mezzo ad una folla di persone che scappano, e per poco non vengo travolto da questa massa in movimento. Sono tutti presi dal panico. Non mi sento molto lucido adesso. Provo a guardarmi i dorsi delle mani, ma devo stare attento a non distrarmi, per non essere investito. Prendo un uomo per un braccio e gli chiedo, sgolandomi per non essere coperto dal frastuono: “Che diavolo sta succedendo? What’s going on?”. “Scappa, scappa, arriva, arriva”. Ha un accento vagamente russo. Comincio a correre pure io con gli altri. Non si capisce dove andiamo, percorriamo una squallida via cittadina, costeggiata da grigi palazzoni, che pare non avere un inizio e una fine. Una donna gravida davanti a me inciampa e cade a terra sul pancione. Viene calpestata violentemente. Quella visione mi uccide, mi strazia. Quando penso di cambiare tutto e salvare quella donna e il suo bambino appare la ragazzina e mi dice:”NON LO CAMBIARE”. Perdo la lucidità , probabilmente per la disperazione nera in cui sono precipitato. Dopo un attimo mi ritrovo a terra anche io, stranamente sono tornato lucido in modo spontaneo, ma ora calpestano anche me. A fatica mi rialzo e riprendo a correre, ma controcorrente. Voglio capire cosa sta succedendo, a qualsiasi costo. Ora lo vedo, una voragine vertiginosa si apre dietro noi, inghiotte tutto allargandosi ed espandendosi in ogni direzione. E’ come un vortice che trascina nel nulla. Mai, fino a quel momento, ho provato tanta paura in un sogno lucido: “E’ forse questo un incubo lucido?”. Mi interrogo terrorizzato, ma anche lievemente positivamente eccitato.
Ho la netta impressione che quella “bocca” possa effettivamente nuocermi, per un istante temo che *dopo* non mi sarei mai più potuto risvegliare. Mi conosco fin troppo bene, mi sto destabilizzando, l’intera struttura su cui poggia la mia psiche sta collassando in questo momento. Mancano poche decine di metri prima che il buco nero mi raggiunga, rimango immobile. Chiudo gli occhi e mi concentro sui suoni, ma avverto anche un pessimo odore provenire dall’oscuro pozzo senza fondo.
“Hey!”. Apro gli occhi, la ragazzina è di fronte a me e mi porge il libro che stavo leggendo sul divano, sorridente. Lo apro, dentro, le pagine sono state tagliate per fare spazio ad un pugnale: la lama di un kriss malese montata su un impugnatura a crocifisso. Sorrido: “Einstein lo diceva che siamo animali simbolici, ma quì si esagera!” Mentre lo dico, gelide folate si abbattono su me.
“Trafiggiti, presto!”
“Se lo faccio morirò anche nella realtà !”
“E’ l’unico modo!”
“NO!”
“FALLO!!!”
La gola dell’abbisso è a pochi passi da me. Lancio dentro il libro vuoto, si incenerisce appena a contatto con le pareti interne dell’imbuto maledetto. Impugno l’arma con due mani, e… penetro il mio stomaco con un unico folle e deciso affondo. Mi piego in avanti scioccato, e sento il sangue uscirmi dalla bocca, sgocciolare a terra. Mi perdo, forse per pochi minuti, forse per sempre…
Mi sveglio cosciente e di impulso in una sala di attesa. Dall’arredamento e dalle croci rosse sparse in giro direi che è uno studio medico. Seduta vicino a me c’è lei. Ma vista fu più sgradita: “Cosa è accaduto?”.
“Hai visto? Non sei morto!”
“So che sei l’ultima entità al mondo a cui dovrei chiederlo… Ma perchè ho assistito a ciò? E perchè sono dovuto morire?”
“Tu lo sai, ma non lo ammetterai mai coscientemente, ne a te stesso ne ad altri”
“Non comprendo”
“Capirai”
Sono senza parole. Sento che ora ho il coraggio di farlo, e le sposto via la frangetta da davanti gli occhi con due dita. Scopro degli occhi meravigliosi, pieni di speranza, innamorati. Gli altoparlanti posti in alto sulle pareti diffondono una melodia composta da poche note e ripetitiva, come suonata con uno xilofono, ma dolcemente rasserenante. Continuo a guardare quelle due gemme profondissime…. Mi perdo…
Dopo essermi svegliato sono corso a scrivere questo, di getto. Sicuramente è pieno di errori di distrazione e lo stile sarà poverissimo, scusatemi.
Sarei tentato di fare alcune considerazioni, ma so già che alla fine di questa giornata non sarò neanche arrivato a metà nel compito di riordinare le idee. Lascio voi con una domanda.
Come interpretare?
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Non mi permetto di fare decodifiche, però un segnale mi pare che questa cosa te l’abbia data…puoi distorcere i tuoi sogni, decidere magari di sformare le creature della tua testa, ma non puoi avere potere su tutto. In secondo luogo facci caso… non sei mai solo…