Dite la verita’, vi siete un po’ rotti di commentare i miei ultimi lavoretti grafici vero? 
Cambiamo un attimo discorso… Nei giorni scorsi mentre risistemavo la casa per fare spazio al nuovo laboratorio (operazione ancora non del tutto conclusa ma molto a buon punto) ho trovato tre delle lame che fabbricai anni fa (ne avevo 16, ora sono 24) e che sono le ultime rimaste di una collezione di svariati pezzi, regalati o venduti ad amici fidati. Allora mi divertivo a realizzare queste riproduzioni artistiche e non affilate di spade, pugnali, coltelli da lancio e non.
Nella mia stanza a casa dei miei avevo allestito una piccola fucina, di cui vi risparmio i grotteschi dettagli
Quelle che potete vedere nelle foto, purtroppo scarsette (sono state scattate con il fotofonino di Maya perche’ le batterie della fotocamera hanno fuso per l’ennesima volta), sono dalla più grande al piu’ piccolo:
- Una wakizashi, una spada corta da samurai che faceva parte dell’equipaggiamento degli antichi guerrieri giapponesi, insieme alla piu’ conosciuta katana ed il tanto.
Questa lama doveva essere la mia opera migliore e anche, all’occorrenza, la mia prima arma di difesa.
In questo vecchio disegno avevo progettato l’incisione principale, raffigurante tre demoni guerrieri e un angelo armato, insieme a svariati ideogrammi. Si puo’ vedere anche come sarebbe dovuta venire l’elsa, a forma di drago. Purtroppo lo stampo che mi sarebbe servito per la gittata di peltro (una lega di stagno e piombo) si ruppe prima di essere effettivamente usato… Mi ero costato giorni di modellazione con l’argilla.
Alla fine feci un impugnatura piu’ comoda e meno robusta, che distrussi piu’ volte durante l’allenamento.
- Un tanto, un pugnale per la cui incisione della lama persi una settimana tracciando il disegno (composto da ideogrammi, versi di una poesia orientale, e forme geometriche) con martello, scalpello costantemente da ri-affilare e tantissima pazienza. L’assenza del macro non mi permette di farvela vedere, peccato, era la parte migliore.
L’elsa e’ praticamente indistruttibile, trattasi di una panno di cotone a maglie larghe avvolto strettamente e cucito sul codolo e impregnato di bitume per acquaforte. Durissimo, resistente ed impermeabile. Qualche decorazione non ci sarebbe stata male pero’…
- Un pesante coltellino, un unico pezzo di acciaio abbastanza spesso da poter ricavare il manico direttamente dal metallo inossidabile della lama.
Questo coltello ha una sua storia: Un giorno la mia sorellina spari’ per un pomeriggio (non ricordo poi dove ando’ ) ed io estremamente preoccupato (il quartiere dove abitavo era notoriamente malfamato), quando per fortuna tutto si risolse, decisi comunque di costruirmi un arma portatile ed indistruttibile nel caso io avessi dovuto difenderla o salvarla
Avevo 16 anni, che ci volete fare?
Diversamente da queste lame, tutte le altre fanno ancora parte delle collezioni dei miei amici, in particolare le shuriken che tagliavo ed incidevo da lastre di ottone. Ne feci almeno una dozzina…
Avevo anche forgiato un’altra wakizashi di nascosto. Era affillatissima e quando i miei non erano in casa mi sbizzarrivo ad affettare frutta e verdura al volo
Forse Lulu’ se lo ricorda 
E indovinate dove la riponevo? Nell’unico posto dove nessuno sarebbe mai andato a guardare, dentro il case di un vecchio computer desktop
Mah. Vi piacciono? Oggi suppongo che saprei fare di meglio, ma questi comunque sono in fondo dei bei ricordi. Fu in quel periodo che gravi risvolti della mia vita vennero prepotentemente fuori e che cominciai a capire che avrei dovuto affrontare la realta’ un giorno… Quante cose sono successe da allora. Forse troppe